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Legge elettorale, discussione in Aula

In mattinata, via libera della commissione Affari Costituzionali. Domani è invece fissato il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni

Il mandato al relatore sulla riforma della legge elettorale ha ottenuto il sostegno di tutta la maggioranza in commissione, mentre le opposizioni hanno votato contro, compresa Futuro Nazionale, il movimento legato a Roberto Vannacci. Nella dichiarazione di voto finale, tra le forze di centrodestra sono intervenuti solo i rappresentanti di Fratelli d'Italia e Noi Moderati.

Il calendario dei lavori prevede che a partire dalle 16.15 si apra la discussione generale sul provvedimento. Domani è invece fissato il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, un passaggio che segnerà il primo vero banco di prova politico del testo una volta uscito dalla commissione.

La riforma, promossa dal centrodestra, disegna un sistema elettorale di impianto proporzionale con un premio di maggioranza pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, entro un tetto massimo di 220 eletti a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama. Il premio scatterebbe in favore della coalizione che raggiunga almeno il 42% dei consensi. Nel caso in cui nessuno schieramento arrivi a questa soglia, oppure se Camera e Senato restituiscano esiti differenti tra loro, il meccanismo previsto è quello del proporzionale puro, senza assegnazione del premio.

Il premio di maggioranza sarebbe ripartito tra listini su base circoscrizionale, e durante l'esame in commissione è stata approvata una modifica che impone a ogni candidato inserito in un listino di essere presente anche in almeno un collegio plurinominale della stessa circoscrizione. Su indicazione del presidente del Consiglio, il testo ha inoltre recepito due garanzie: la tutela dell'articolo 67 della Costituzione, che esclude il vincolo di mandato per i parlamentari, e quella dell'articolo 92, che riguarda la prerogativa del capo dello Stato nella nomina del presidente del Consiglio.

Il percorso della riforma resta comunque segnato da tensioni interne alla stessa maggioranza, in particolare nei rapporti con Futuro Nazionale, che nei mesi scorsi si era visto imporre l'obbligo di raccogliere un consistente numero di firme per la presentazione delle liste, salvo un'esenzione riconosciuta ai partiti che potessero contare su un gruppo parlamentare già costituito entro la fine del 2025. Ora che il testo lascia la commissione, l'attenzione si sposta sull'Aula, dove il confronto tra maggioranza e opposizioni si preannuncia acceso già a partire dal voto sulle pregiudiziali in programma domani.
30-09-2026


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