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"Inviata all'Iran la controproposta Usa"
Lo sostiene il New York Times, secondo cui sarebbe "inasprita". La mossa mentre i negoziati per porre fine al conflitto restano bloccati e la tensione tra i due paesi rimane alta
Secondo il New York Times, gli Stati Uniti hanno inviato all’Iran una controproposta più dura rispetto alle versioni precedenti, con la supervisione diretta del presidente Donald Trump. Questa mossa arriva mentre i negoziati per porre fine al conflitto restano bloccati e la tensione tra i due paesi rimane alta.
La controproposta americana rafforza le richieste su punti chiave, in particolare sul programma nucleare iraniano. Washington insiste affinché Teheran consegni gran parte del suo uranio arricchito, fermi l’arricchimento dell’uranio per un lungo periodo e accetti verifiche rigorose. Trump ha più volte ripetuto che l’Iran non dovrà mai avere armi nucleari e che qualsiasi accordo deve garantire questo risultato in modo chiaro.
L’Iran ha già risposto con una propria controproposta, ma Trump l’ha definita del tutto inaccettabile. Il presidente americano ha usato toni forti, arrivando a chiamarla “rifiuti” in alcune dichiarazioni. Teheran, dal canto suo, chiede la fine degli attacchi su più fronti, garanzie di sicurezza contro future aggressioni e la possibilità di mantenere un programma nucleare civile limitato. Le due posizioni restano lontane, soprattutto sul nucleare e sul controllo dello Stretto di Hormuz.
Lo stallo dopo settimane di scontri nel Golfo Persico che hanno interrotto il traffico marittimo e fatto salire i prezzi del petrolio. Un cessate il fuoco fragile tiene ancora, ma gli incidenti continuano e rendono difficile avanzare verso una pace stabile. I mediatori, tra cui Pakistan e Oman, stanno cercando di tenere aperti i canali di dialogo, ma finora senza risultati concreti.
La controproposta americana inasprita riflette la linea dura di Trump: massimo pressione per ottenere concessioni reali, senza accettare mezze misure. L’Iran, invece, vuole evitare di apparire debole di fronte alla propria opinione pubblica e ai gruppi più radicali interni. Al momento non si vede una svolta imminente: entrambe le parti dicono di essere pronte a trattare, ma le differenze su questioni fondamentali continuano a bloccare i progressi.
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31-05-2026
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